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19

gen

2010

La scelta dell’impianto di osmosi

Pubblicato da Giuliseo

Senza presunzione di esaustività e completezza, e senza considerare le applicazioni domestiche, vorrei cercare con questo breve discorso, di fissare quelli che potremmo definire gli aspetti principali da considerare quando ci approssimiamo ad acquistare un impianto di Osmosi Inversa.

Innanzitutto la cosa principale da tenere presente, è l’uso che faremo dell’impianto, meramente hobbistico (acquari, piante, idroponica) oppure professionale (laboratori, chimica farmaceutica, cosmesi).

Già da questa prima premessa si capisce come la nostra scelta debba essere opportunamente calibrata all’ambito di applicazione in cui andremo ad operare; infatti sono presenti sul mercato vari tipi di depuratori ad osmosi inversa più o meno professionali e più o meno performanti e di conseguenza più o meno costosi.

Le esigenze di un laboratorio o di un allevatore sono ben diverse da quelle di un acquariofilo medio, e non mi riferisco solo alla portata dell’impianto ma anche alla qualità del permeato prodotto.

In cosa differiscono però gli impianti ad osmosi inversa?

Principalmente fatte salve le mere differenze costruttive e di design, tutti gli impianti di osmosi inversa, sono caratterizzati da un numero di “stadi” di filtrazione variabile; partiamo infatti da impianti a due “stadi” dove alla membrana osmotica si affianca generalmente solo un pre-filtro a carbone che ha il compito principale di preservare la stessa dal cloro presente nell’acqua della rete idrica domestica, per arrivare ad impianti a sei o sette “stadi” dove ai tradizionali stadi di filtraggio a sedimenti o a carbone, si affiancano post-filtri specifici per silicati o nitrati o con resine a letto misto.

Il numero degli stadi e il tipo di materiale filtrante da cui sono composti, influiscono notevolmente sulla qualità dell’acqua osmotica prodotta. Acqua osmotica o permeato che  è in pratica il risultato del trattamento della nostra acqua di rubinetto. Va da sé quindi che altro elemento fondamentale, che condiziona fortemente la scelta dell’impianto, è la qualità dell’acqua da trattare.

Senza dilungarci troppo su tutti gli aspetti della chimica dell’acqua, che saranno oggetto di altri articoli, quando valutiamo la qualità della nostra acqua del rubinetto facciamo solitamente riferimento alla durezza ed alla presenza in quantità più o meno elevate di nitrati, silicati etc.

Se abbiamo la fortuna di godere di acque potabili con normale durezza, e prive o con quantità modeste dei componenti sopra citati, possiamo limitarci ad acquistare impianti a due o meglio tre stadi di filtrazione, dove dopo un pre-filtro a sedimenti che ha il compito di trattenere meccanicamente le impurità più grossolane presenti nell’acqua (sabbia, sporco, residui sedimentosi di vecchie tubature specie in palazzi d’epoca), segue un filtro a carbone, solitamente “pressato”(o per essere precisi, sinterizzato), che grazie al potere assorbente del carbone, elimina dall’acqua diretta alla membrana osmotica, odori, sapori metalli pesanti e come già accennato sopra il cloro.

Diversamente, se dall’esame del permeato, notiamo tracce residue di silicati o di nitrati, si rende necessario l’utilizzo di post-filtri adeguati. Sono presenti in commercio cartucce sia in-line che da 10” pollici per filtri a bicchieri, specifiche per nitrati o silicati come anche resine a letto misto che hanno la stessa funzione. La scelta in un senso o nell’altro deve dipendere dalle quantità residue misurate.

Spesso però, il problema è legato ad una durezza eccessiva dell’acqua da trattare, durezza ricavabile anche dalla lettura di semplici rilevatori di TDS che indicano PPM superiori alla media e che rischiano di collocare l’acqua da trattare fuori dal “range”  di esercizio ottimale delle membrane osmotiche provocandone una prematura “””rovina”””.

In questi casi può essere utile se non addirittura indispensabile trattare l’acqua in ingresso con resine cationiche forti, adatte proprio al trattamento preventivo di acque particolarmente ricche di carbonati.

Altra domanda preliminare che in sede di consulenza pongo sempre  a chi chiede consigli sul tipo di impianto da acquistare, è legata al fabbisogno giornaliero/settimanale di acqua osmotica. Infatti è inutile acquistare impianti con elevate capacità produttive se il nostro fabbisogno è comunque limitato, anche in considerazione del costo più elevato per gli impianti più grandi. Inoltre, tendenzialmente, la qualità del permeato prodotto dalle membrane più piccole è di qualità anche se in misura più o meno percettibile, migliore; spesso l’esigenza è quella di produrre la stessa quantità ma in minor tempo, e questo può trovare giustificazione in spazi domestici limitati che non consentono di dedicare uno spazio stabile all’impianto di osmosi che deve quindi essere smontato dopo aver prodotto il quantitativo desiderato, in questi casi come si dice bisogna fare di necessità virtù.

Vorrei chiudere questo breve articolo con alcune precisazioni riguardo alla membrana osmotica, che rappresenta il vero cuore dell’impianto di osmosi. Quando ci approssimiamo ad acquistare un nuovo depuratore ad osmosi, al termine di tutte le considerazioni e valutazioni che abbiamo esposto sopra, la nostra scelta tra un impianto ed un altro dovrà indirizzarsi necessariamente verso la membrana qualitativamente superiore.

Gli impianti di osmosi, volendo essere brutali, sono attrezzature composte in gran parte da componenti plastiche stampate dal valore relativamente basso, quando si acquista un impianto di osmosi si acquista essenzialmente una membrana il cui valore, rapportato al prezzo totale dell’impianto, rappresenta la percentuale più rilevante. Come per l’acquisto di un nuovo pc, valutiamo attentamente il microprocessore quando ci orientiamo verso una membrana, stiamo scegliendo il “cervello” del futuro impianto. Nonostante il lavoro dei prefiltri a sedimenti o a carbone, e dei vari post filtri infatti, il vero lavoro di “affinamento” è svolto dalla membrana. La sua qualità e la “tecnologia” impiegata per la sua realizzazione, determinano inequivocabilmente differenze notevoli sulla qualità del permeato prodotto e sulla durata della membrana stessa.

 

 

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